Corso Vittorio Emanuele II e dintorni
Partendo da piazza Carlo Felice ci si incammina verso corso Vittorio
Emanuele II, grandiosa arteria aperta nel 1814, che si protendeva
da Porta Nuova al Po, un tempo chiamata ‘Corso del Re’, perchè destinato
alle passeggiate fuori le mura.
Ben presto circondato da eleganti palazzine venne prolungato oltre
la Stazione con il piano fuori Porta Nuova del Promis e poi completato
fino alla cinta daziaria per collegare l’area dei grandi servizi pubblici
di metà Ottocento come le carceri nuove, il macello e le caserme.
Attualmente si spinge a corso Francia e guardando proprio in questa
direzione si può scorgere il Monumento a Vittorio Emanuele
II, primo Re d’Italia. Costruito nel 1899 all’incrocio di due viali
principali della città ottocentesca, domina con le sue insolite
dimensioni (39 metri di altezza) l’ambiente circostante. La statua è
dovuta a Pietro Costa. Dietro al monumento, tra le signorili palazzine,
è importante segnalare la presenza della Civica Galleria d’Arte
Moderna, una delle più prestigiose esistenti in Italia.
Lungo corso Vittorio, in direzione del Po, all’angolo con via Carlo
Alberto si può notare Palazzo Priotti, progettato nel 1900, con
facciate ornate da cornici floreali che preannunciano l’art nouveau. Altro
esempio dell’art-deco è l’edificio che sorge al suo fianco, terminato
nel 1926 e sede fino a pochi anni fa del cinema Corso.
Percorrendo per un breve tratto via Carlo Alberto s’imbocca la parallela
via Lagrange, strada commerciale nota per i numerosi negozi
di famosi sarti, di raffinate gioiellerie, nonchè dei migliori gastronomi,
pasticcieri e pastai torinesi. All’angolo con via Andrea Doria un edificio
di civile abitazione progettato dall’Antonelli. Al termine di via Lagrange
si incontra a sinistra l’antica sede del Collegio dei Nobili
progettato da Guarini nel 1679. Dal 1787 esso fu sede del grande istituto
culturale piemontese, l’Accademia delle Scienze; attualmente ospita l’importantissimo
Museo Egizio secondo solo a quello del Cairo e la Galleria Sabauda.
Superata la costruzione seicentesca, si giunge in piazza Carignano,
sede antica della Borsa Merci, un’area chiusa da severi palazzi, nel cui
centro sorge il monumento al filosofo risorgimentale Gioberti (1859). A
sinistra della piazza, il Teatro Carignano, legato alla grande tradizione
teatrale italiana che ospitò le prime tragedie di Vittorio Alfieri.
Fatto costruire dal Principe Luigi Savoia Carignano su disegno dell’Alfieri
nel 1752, fu distrutto da un incendio nel 1786 e quindi ricostruito nel
1787 su progetto dell’architetto G.B. Feroggio. Al suo fianco il Ristorante
del Cambio, luogo storico legato ai nomi più illustri del Risorgimento.
Di fronte al settecentesco teatro, domina Palazzo Carignano, originale
creazione del Guarini (1679-85) che disegnò la movimentata facciata
barocca, il maestoso atrio e un bel giardino che si estendeva sino alla
via Bogino. A metà Ottocento i giardini furono aperti al pubblico
con l’attuale piazza Carlo Alberto e su tale fronte venne progettata una
nuova facciata dal Bollati e dal Ferri. Il Palazzo appartenuto al ramo
Carignano dei Savoia è legato a importanti avvenimenti della storia
piemontese e italiana: vi nacquero i sovrani Carlo Alberto nel 1798 e Vittorio
Emanuele II nel 1829, fu sede della Camera dei Deputati subalpini.
All’indomani della unificazione d’Italia venne costruita un’aula provvisoria
nel cortile, capace di contenere i 443 deputati del Nuovo regno, mentre
veniva commissionato l’ampliamento del Palazzo per fornire al Parlamento
una sede adeguata. La nuova ala tuttavia fu ultimata nel 1871 quando Torino
aveva ormai perso il suo ruolo di capitale. Il Palazzo accoglie al suo
interno le collezioni del Museo Nazionale del Risorgimento Italiano.
Trovandosi in piazza Carlo Alberto, dominata dal bronzeo
monumento equestre del Marochetti dedicato al re noto per aver concesso
lo Statuto nel 1848, si può notare l’isolato con l’antica facciata
tra il barocco e il neoclassico delle scuderie del Principe di Carignano,
destinato nell’Ottocento ad uffici, distrutto per fatti bellici, ospita
attualmente la sede della Biblioteca Nazionale. Piazza Carlo Alberto è
legata anche al nome del filosofo Frederick Nietzsche che
qui abitò per due anni al quarto piano all’angolo di via Cesare
battisti e via Carlo Alberto, come ricorda una lapide ivi apposta. Proprio
in questa piazza Nietzsche diede i primi segni di pazzia baciando un cavallo.
Dalla piazza ci si immette nella Galleria dell’Industria Subalpina,
ideata dall’architetto Pietro Carrera nel 1873, come sede di bazar. Attraverso
questo passaggio di raffinata eleganza, si raggiunge piazza Castello, dove
si trovano due famosi e storici ritrovi torinesi, il Caffè Mulassano
(1900) e la Confetteria Baratti & Milano (1875).
Lasciando alle spalle piazza Carignano e ritornando in via Accademia
delle Scienze, all’incrocio con via Maria Vittoria, merita una visita l’imponente
chiesa di San Filippo Neri, eretta nel 1675 su disegno del
Bettini. Successivamente nel 1678 ci fu l’intervento del Guarini con la
costruzione di una grande cupola ovale crollata poi con tutta la navata
centrale nel 1714. Pur avendo una sola navata è il più grande
degli edifici religiosi torinesi. La ricostruzione, terminata nel 1772,
è opera dello Juvarra. Di fronte alla chiesa il bel Palazzo
Asinari di San Marzano o Carpano, costruito nel 1686 su progetto
di M. Garove, allievo del Guarini e ampliato dall’Alfieri. L’atrio a colonne
ritorte introduce in un cortile a due quinte con un fondale ottocentesco
che comunica un fantastico effetto scenografico.
Il Palazzo è famoso perchè antica sede di ritrovo per
politici e letterati, nonchè sede attuale della ditta Carpano, produttrice
del ‘vermouth’, liquore al vino aromatizzato con tredici ingredienti inventato
da Antonio Benedetto Carpano nel 1786.
Proseguendo lungo via Maria Vittoria, tradizionale via di antiquari,
al numero 12, all’angolo con via Carlo Alberto, si trova il Palazzo Dal
Pozzo della Cisterna, complesso di alta rappresentanza che comunica con
il vasto giardino attraverso un porticato, un tempo abitato dai Duchi d’Aosta
è attualmente sede della Provincia di Torino.
Al numero 26 invece vale la pena di soffermarsi a visitare un cortile
la cui architettura seicentesca è quella scenografica, propria del
primo barocco, di immediato effetto. Dall’atrio del palazzo, un tempo Coardi
di Carpaneto, ricco di statue e colonne si arriva appunto al cortile ornato
da medaglie e nicchie con statue.
Si giunge così in piazza Carlo Emanuele II, detta
piazza Carlina. Disegnata da Amedeo di Castellamonte essa costituisce il
fulcro del secondo ampliamento della città, in linea con l’impianto
urbanistico degli ampliamenti sei-settecenteschi che individuavano una
piazza ed una via principali. Progettata inizialmente con pianta ottagonale,
fu realizzata invece a pianta rettangolare: lungo il perimetro della piazza
si ergono il Palazzo Coardi di Carpaneto, l’Albergo di Virtù, istituzione
fondata dalla compagnia di San Paolo per l’assistenza ai fanciulli poveri,
il Palazzo Roero di Guarene, la chiesa di Santa Croce, progettata da Juvarra
e l’antico collegio delle Provincie, ora caserma bergia. Sede del mercato
del vino, della legna, del carbone e del fieno, durante il governo rivoluzionario
francese (1798-1814) nella piazza fu eretta la ghigliottina.
Oltre la piazza si estende l’ampio isolato dell’antico ospedale di
San Giovanni, progettato nel 1680 da Castellamonte, che accoglie il Museo
di Scienze naturali, al di là del quale si sviluppavano i bastioni
della città.
La demolizione di questi ultimi consentì la realizzazione tra
il 1834 e il 1837 di un vasto sistema di verde pubblico fra la città
vecchia e il Borgo Nuovo, detto giardino dei Ripari.
Successivamente, anche per ricavare aree edilizie, il giardino venne
frazionato, ricavandone la piazza Maria Teresa, il giardino Cavour e l’Aiuola
Balbo. La piazza Cavour è una affascinante piazza irregolare, ove
la dissimetria degli edifici è accentuata dalle collinette. Di fronte
si trova l’Aiuola Balbo al cui centro, dove ora si trova il monumento dedicato
al patriota veneziano Daniele Manin, sorgeva un caffè detto ‘la
rotonda’ che le antiche stampe ci mostrano frequentatissimo nella bella
stagione dalla società elegante di Torino.
Un’altra graziosa piazza alberata circondata da palazzi nobiliari è
la vicina piazza Maria Teresa, con il monumento del 1858
al patriota napoletano Guglielmo Pepe.
Dalla piazzetta si arriva in via della Rocca, caratteristica strada
della città ottocentesca riservata e signorile, che offre alcune
delle più limpide testimonianze dell’architettura neoclassica torinese,
quali il Palazzo Conelli de Prosperi al numero 33. Via della Rocca prende
appunto nome da un piccolo forte turrito che era in corrispondenza con
una bastia che si ergeva sul Monte dei Cappuccini e che dava il nome sino
al secolo scorso anche ai Mulini della Rocca, azionati dalle acque del
Po. La via possiede un fascino particolare soprattutto per le botteghe
artigiane e le gallerie d’arte che si affacciano sulla via o all’interno
dei cortili.
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(tratto da http://www.comune.torino.it/)
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